giovedì 31 gennaio 2013

Ciò che non vogliamo vedere...

...ci sono un sacco di cose, che non vogliamo vedere...
Non vogliamo vedere uomini, adulti, frugare nell'immondizia, rubare un pezzo di pane al supermercato, chiedere l'elemosina, non per mancanza di volontà, ma per necessità.
Non vogliamo vedere bambini malnutriti, sporchi, con il cuore sudicio, abbandonati a giocare per le strade, impegnati a sopravvivere a percosse, al dolore, al rifiuto, al silenzio.
Non vogliamo vedere altri bambini, fortunati, soli... infinitamente soli e spaventati.
Non vogliamo vedere donne, abusate, nel corpo e nell'anima; lasciate in una pozza di sangue fuori da un locale, lasciate morire in un campo, occultate in un pozzo; donne a cui è stato dato fuoco, donne a cui hanno tolto la dignità, con le bugie, con i ricatti, con le violenze, non meno importanti, fatte al proprio essere psicologico.
Non vogliamo vedere che la dignità non esiste più, che siamo sempre più soli, affamati, tristi, arresi.
Non vogliamo vedere che la nostra volontà non può far nulla, se non ciò che ci distrugge.
Ci copriamo gli occhi, proviamo vergogna, proviamo rabbia, proviamo disgusto, proviamo impotenza.
Preferiamo concentrarci sulle nostre vite e non accorgerci del dolore che ci seminiamo dietro.
Preferiamo lasciar perdere.
Come facciamo ad ignorare, quello che succede intorno a noi, il dolore del nostro vicino di casa, la disperazione della mamma di famiglia, l'umiliazione di un uomo, il pianto di un bambino?
Siamo falsi!
Siamo ipocriti!
Tutti concentrati sulle nostre piccolezze, tutti concentrati, sul nostro non saper dare, per poter solo pensare di metterci in gioco, di vivere anche per gli altri, di dare un pò di ciò che è nostro.
Razza di egoisti e prepotenti.
Ecco cosa siamo.
Viviamo rapporti falsi, solo per il nostro tornaconto. Viviamo accanto a persone di cui non ci importa nulla, solo perchè ci fa comodo.
Non sappiamo più cos'è la lealtà.
Non sappiamo più cos'è l'amicizia.
Non sappiamo più cos'è la solidarietà.
Non sappiamo più cos'è l'amore.
Ma ne parliamo tanto.
Ne parliamo nei social network, nei blog, ed in ogni altro mezzo di comunicazione, di quanto sia importante parlare, essere sinceri, non fingere.
Diciamo un sacco di slogan, sembriamo un libro di aforismi.
Eppure per dialogare, bisogna litigare, per capirsi avvolte bisogna fraintendersi, litigare, sbagliare. Senza fingere di aver capito sempre tutto, senza fingere che tutto ci stia bene, senza pensare che i guai, siano solo i nostri. Senza credere sul serio, che il mondo lì fuori, non ci riguardi. Che il mondo lì fuori, non sia una nostra responsabilità.
Perchè chi vede soffrire qualcuno e non interviene,  ne è altrettante responsabile.
Chi ignora, un essere vivente che sta male, non merita di essere chiamato uomo!

domenica 27 gennaio 2013

Per non dimenticare

Sembra banale oggi, scrivere un articolo che parli di memoria, che parli di genocidio, di strage, di ciò che è stato lo sterminio avvenuto in troppi paesi, degli ebrei.
Eppure credo, che di banale, non ci sia nulla. Credo che, il tempo, lo viviamo, e troppo spesso, il tempo ci porta a dimenticare.
Dimenticare l'efferatezza, la crudeltà, il dolore, la paura.
Dimenticare i milioni di ebrei, morti solo perchè non erano ariani.
Dimenticare i milioni di bambini ebrei, sottoposti a torture, sperimentazioni, dolore.
Dimenticare che i più, non avevano più un nome, un'identità, uno scopo. Attendevano la morte e forse, ci speravano anche un pò, perchè c'è un limite alla sofferenza umana. Esiste un limite al dolore.
Dimenticare i tanti tedeschi, italiani, che hanno dato la loro vita per salvare, il loro vicino di casa, l'amico, o l'estraneo, solo perchè hanno avuto il coraggio di definire ingiusto ciò che stava succedendo ed hanno avuto il coraggio di fare qualcosa.
Questa immagine, mi ha colpita tanto, nonostante sia fra le meno brutali che ho visto; ci sono tanti bambini, anime innocenti, e poi, c'è una donna che tiene fra le braccia un bimbo più piccolo, avvolto in una grossa coperta. Come tutte le mamme, lei, si preoccupava che il bimbo non prendesse freddo, non si ammalasse; si poteva morire di febbre, di bronchite. In un campo di concentramento.
In un campo dove uccidevano migliaia di persone al giorno.
Il pensiero è assurdo, se ci pensate.
Eppure c'è dentro, tutta la natura umana. Quella natura che non ti fa arrendere nemmeno quando guardi la morte in faccia ogni giorno, nemmeno quando sai che prima o poi, toccherà a te.
C'è la forza dell'essere umano, che non molla mai. Non si arrende. Spera.
Sono stati fatti tanti film, uno più bello, triste e commovente dell'altro.
Personalmente quello di Benigni, per me, è uno dei più belli, allegri, dolci, tristi.
Sembra una storia inventata, perchè credo che nessun figlio del dopo guerra, possa pensare che una crudeltà del genere possa veramente essere stata vissuta.
E' già un'abominio per la mente, figuriamoci per il cuore, per il cervello e per quella parte dentro di noi, che chiamiamo coscienza.
Ecco, forse a questo, dovremmo pensare quando vediamo arrivare i barconi pieni di sfollati, pieni di disperati.
Dovremmo pensare a questo, quando passiamo davanti a "centri di accoglienza" pieni di umanità, di colore e cultura diverse, ma figli dello stesso cielo, figli dello stesso Dio.
Siamo esasperati è vero, ma pensate se domani, foste costretti a lasciare le vs case, la vs terra, il vs oggi, per avventurarvi in un futuro, su un barcone malridotto, accatastati come nemmeno il bestiame si accatasta.
Pensate a come vi sentireste.
Pensate a che inferno vivono queste persone. A come le loro certezze siano scomparse. A come si sentiranno soli, impotenti, tristi.
Pensiamoci ogni volta, che troviamo un ragazzo che fuori dal supermercato vuole accompagnarci il carrello alla macchina, per racimolare l'euro in esso contenuto. Pensiamoci, perchè ci viene facile puntare il dito e giudicare, ma non conosciamo lui, la sua storia, il suo dolore e l'umiliazione che comporta stare lì davanti a chiedere l'elemosina; che ci sia il sole, che ci sia pioggia, che stia nevicando.
Pensiamo, che c'è tanta gente, forse troppa, che sta peggio di noi.
Pensiamo, che lo sterminio degli ebrei, è stato forse il crimine più terribile commesso dall'umanità, contro l'umanità (che strano gioco di parole), ma che ne commettiamo uno ogni giorno, altrettanto grave e mostruoso, emarginare chi è diverso.
Qual'è la differenza?
Siamo anche noi ariani?


venerdì 25 gennaio 2013

Amore

Quante canzoni sono state scritte sull'amore, quante poesie, romanzi, monologhi, spettacoli, film esistono sull'amore...
Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è chiesto cos'è poi questo amore, così decantato e spesso, troppo spesso, mitizzato.
Ci sono amori che durano un'estate, amori per la vita, amori che non sanno morire, amori che si lasciano vincere dal tempo, dalla distanza, dalla difficoltà e perfino dalla routine.
Ma l'amore per eccellenza, è quello travagliato, pieno di ostacoli, problemi. Dolce ed amaro allo stesso tempo. Quello per cui vale la pena passare anche, fra le fiamme dell'inferno.
Ci sono amori per la vita, avvolte taciuti, avvolte dichiarati. Amori che esplodono e rendono felici, amori che non sanno morire, nonostante ce ne siano tutte le condizioni, troppo forti, per cedere alla vita, perchè fatti della stessa polvere di cui sono fatti i sogni, dello stesso incanto e mistero, di cui sono fatti i miracoli.
Mi ha colpito un'intervista, fatta a Loretta Gocci, che ho sentito ieri in tv. Diceva che ha tanto amato il suo compagno, ed è stata ricambiata talmente tanto, che, il suo mestiere e il suo scopo nella vita, è stato quello di fare la moglie.
Questo, denota una dedizione infinita, che è diverso però, dall'essere succubi di una persona. Non vuol dire accondiscendere a tutto, non vuol dire, accettare tutto incondizionatamente e nemmeno vivere di luce riflessa. Non vuol dire rimanere accanto ad una persona perchè non se ne può fare a meno. Vuol dire, regalarsi amore, rispetto, complicità, intimità, dolcezza, pietà, comprensione, reciproci. Vuol dire che stare accanto alla persona che si ama, vivere la vita con lui, è la cosa migliore che possa capitarci.
Vuol dire, realizzare i ns sogni. Senza gelosia, senza possesso, senza egoismo.
Vuol dire dare, con animo fiero e sincero. Vuol dire, donarsi serenamente, e diventare una cosa sola.
Sono affinità elettive forse.
O forse, si è solo, le due facce di una stessa medaglia. Diventa tale, solo se coesistono entrambe.
Ma l'amore è in ogni cosa.
E' nei piccoli gesti d'affetto. Nelle cose che non si vorrebbero fare e si fanno, per amore.
E' in un caffè portato a letto al mattino quando non si ha voglia di alzarsi; è nel piatto caldo a tavola, quando si torna dal freddo che c'è fuori; è nella cena romantica organizzata di nascosto per volergli fare una sorpresa.
E' in ogni pensiero, in ogni gesto.
E' nella vita di tutti i giorni, quando ti alzi, e sai, che ovunque sei, la persona che ti ama sta pensando a te.
Amore è nello sguardo di tutti i bambini. Un amore vero, incondizionato, totalizzante, privo di ogni convenzione, razionalità, influenza.
Amore, è nella coda sventolante di un cane, che ti accoglie al tuo ritorno, come se tu fossi la cosa più importante della sua vita; è nei suoi occhi, che ti scrutano, ti osservano, e ti bucano l'anima.
Amore è nel sole che splende e riscalda, o nella neve che cade silenziosa, ricoprendo ogni cosa.
Amore è vita.
Ed ogni cosa nella vita, è amore.
Bisogna vivere, perchè solo vivendo, possiamo amare.

giovedì 17 gennaio 2013

Davanti al mare

Davanti al mare io mi perdo!
E' lì che mi rifugio, quando mi sento impotente, quando mi assale la tristezza o la malinconia, quando la mia anima, sente la necessità di parlarmi, di mettersi in connessione con l'universo.
Mi basta stare in silenzio, camminare sulla spiaggia, avere con me, l'occhio discreto della macchina fotografica, e riesco a far pace dentro di me, a placare, avvolte proprio con la rabbia del mare, il tumulto che avvolte, anche senza motivo, mi si scatena dentro e fa rumore, troppo rumore.
Invece il mare mi placa, mi rasserena, mette ordine fra i miei pensieri, li fa diventare chiari.
Il cielo nuvoloso, un sole che si vede appena, lo scintillio sull'acqua, la spiaggia deserta, i granelli di sabbia sospinti dal vento, l'acqua che si infrange sugli scogli.... tutto è perfetto, tutto è pace.

Quante decisioni prese davanti al mare e quante volte invece, mi sono pentita di non aver ascoltato il mio istinto e di non esserci andata.
Perchè solo lì, la mia anima si acquieta e tutto diventa improvvisamente chiaro.
Forse esce la mia vera natura.
Impetuosa, forte, trascinante, ma fragile, come l'acqua che con potenza si infrange sugli scogli, e poi si divide in gocce che si spargono ovunque, tornando sempre a formare acqua.

sabato 12 gennaio 2013

Gli affetti cari

...e poi ci sono quelle persone "speciali"
Nessuno decide chi sono, nessuno sa chi può diventarlo. Non lo scegliamo e non sappiamo cosa ci poterà.
La verità e' che la vita è imprevedibile. Ci mette a dura prova, ci fa camminare per strade tortuose, per mari in tempesta, per cieli turbolenti. Ma ci da anche, delle ancore, dei punti saldi, dei punti fermi a cui appoggiarci o aggrapparci quando la furia diventa troppo forte per noi.
Sono gli amici, quelli veri, leali, onesti. Sono alcuni familiari, che avvolte sono da esempio, avvolte sono un riferimento.
Non sono tanti, ma forse proprio per questo, hanno un grande valore.
E diventano rapporti particolari, unici.
Vanno al di la' dell'affetto.
Con mia zia e' sempre stato così.
I primi ricordi che ho di lei, non si riferiscono ad un momento bello, ma vivendo distanti, era più facile vedersi nelle "occasioni" e spesso, coincidevano con la morte di qualcuno.
Avevo un tre o forse, quattro anni. Lei era scesa giù con l'aereo, aveva i capelli scompigliati, in aria, e mi fece impressione. Ricordo che mi era venuta in mente una filastrocca che mi avevano insegnato all'asilo ( i bimbi fanno un sacco di collegamenti).
Era solare, aveva un bel sorriso, era truccata (stranezza per me), ed aveva una risata aperta, allegra, argentea. Ed era materna.
Negli anni, è stata anche confidente, quando non mi sentivo capita da nessuno, lei sembrava avere sempre una parola giusta, anche se non è mai stata di molte parole.
I contrasti ci sono stati con gli anni, ed anche abbastanza forti, quel genere di contrasto che può distruggere, ma che fortunatamente non l'ha fatto.
Quando parlo con lei, dismetto le armature. Mi piace stare a chiacchierare con lei, anche se devo ripetere le cose più di una volta ( sordità di famiglia), e mi piace sentirla raccontare della sua vita, del suo essere ragazzina, con una mamma, avvolte troppo simile alla mia. Mi piace quando mi racconta della ragazza che era, di mio padre. Anche lui, attraverso i suoi racconti, diventa più reale, più umano, più normale. Più simile a me.
Lei è mia nonna, la ns. famiglia, sono le uniche cose che mi restano di lui. Un gran tesoro per me, che nella sua risata, che attraverso i suoi sorrisi, riabbraccio il mio papà.
Ho scelto questa immagine, perché vedo tutti noi, come tasselli di un unico puzzle. Solamente se ci sono tutti, il puzzle e' completo.

giovedì 10 gennaio 2013

Donne

Piove, ed un po' di tristezza, si affaccia alla mente, perché ciò che si sente in giro, quello che svoltiamo nei tg, è terrificante, se ci si ferma a pensare.
Inoltre un articolo riportato da un blog che mi piace molto leggere, dagioia (http://rallegrati.blogspot.it), mi ha fatto ulteriormente riflettere sulla realtà di noi donne.
Ci hanno cresciute, inculcandoci spesso falsi principi, secondo i quali noi donne, dobbiamo essere sottomesse agli uomini, che siamo fragili, indifese. Ci hanno detto che bisogna sopportare, che uno schiaffo, ma anche due, sono normali.
Ci hanno insegnato ad avere pudore del ns corpo e dei ns sentimenti, ci hanno inculcato a vergognarci di avere una dignità, a vergognarci di non avere la forza per difenderci, a vergognarci di avere paura. Ci hanno inculcato una vergogna ed un pudore inutili!
Per tutto questo, troppe donne hanno ed ogni giorno, subiscono violenza.
Troppe donne sono vittime di crudeltà, avvolte barbaricamente .
Siamo nel 2013, com'è possibile che ancora l'uomo possa pensare di essere forte approfittando di esserlo fisicamente?
Io lo dico alle mamme, quelle che come me, hanno figli maschi. Insegnamogli che sono fragili, capaci d'amare, che devono essere capaci di prendersi le proprie responsabilità, che non sono infallibili ma che chiunque può sbagliare. Insegnamogli la sensibilità, il rispetto, l'amore.
Insegnamogli che essere fisicamente forti, non vuol dire avere potere su chi è più debole. Che non vuol dire, essere autorizzato a giocare con la vita altrui.
Donne, bambini, deboli, massacrati psicologicamente e purtroppo, troppo spesso, anche fisicamente. Diciamo basta.
A tutte le donne, basta dare a questi esseri (definirli bestie, sarebbe offendere gli animali), questo infinito potere.
Denunciate, chiedete aiuto, rivolgetevi a chi può aiutarvi.
E a chi sa e fa finta di non vedere, sappiate che vi rendete complici di questi esseri abietti, di questi mostri.
Per favore donne, non è vero che siete deboli, reagite!
Noi donne, abbiamo una gran forza, un gran potere. Noi siamo capaci di amare, di dare la vita, di inseguirla e proteggerla.
Noi siamo forti, instancabili, siamo piene di risorse, possiamo farcela.
Insieme, strette in un abbraccio.

mercoledì 9 gennaio 2013

L'epifania, tutte le feste porta via

Riassumo così questi ultimi giorni di festa, i pochi, passati fuori in mezzo alla gente.
Una breve visita in un outlet (finalmente gli sconti!!) addobbato a festa, con mio figlio che come la mamma, si perde nell'incanto delle luci di Natale.
Stesso animo romantico e fortunatamente non "da romantico incompreso" come il suo papà.












E poi finalmente la befana! 
Festa dei bambini, festa un pò degli adulti che si sorprendono di tanta innocenza, di tanta dolcezza e di come i bimbi, vedono una vecchia signora brutta da morire, ed alquanto mal vestita, come BELLA!
Quindi, prima alla stazione fra treni che a me, ricordano i miei anni più belli, quelli passati con mio papà, sui treni, (lui li guidava), a suonare la sirena, per far scappare gli uccellini che si posavano sui binari.

E' stato un bel momento, parlare a mio figlio di quei momenti, ricordarli, sentirsi un pò a casa.
E poi, ostinatamente siamo andati al presepe vivente.


Diciamo che dista da casa almeno un'ora e che io e mio marito, non ci ricordavamo molto la strada, ma tutto sommato, l'abbiamo trovata.
Mettiamoci però, che mio figlio, non ama stare in macchina e che, ogni volta che lo fa, è un lamento costante. In più di un momento, ci siamo chiesti con mio marito chi ce l'avesse fatto fare, e siccome la mandante di queste avventure sono io, mi sono sentita terribilmente in colpa per il mal di testa che ci siamo procurati fino al ns. arrivo.
Ma una volta là, è stata magia.
La magia, non tanto della natività, o non solo almeno, ma di tornare bambini e stupirsi di cose, che non conosciamo più, che ormai non fanno più parte della ns. quotidianità. 


Ed alla fine, il sacro ed il profano che si uniscono e diventano, per i bimbi ed i loro occhi pieni di innocenza, tutt'uno, una fusione per fetta fra i Re Magi e la Befana.


E guardare infine con gli occhi di un bambino, i vecchi mestieri di un tempo, nella Sicilia di tanti anni fa, il falegname, il calzolaio, chi cuciva i piatti, chi lavava i panni. 
Assaggiare anche, i cibi di una volta, il pane caldo "cunsatu cu l'ogliu" il "macco di favi" u "tumazzu friscu", "a ricotta calla", "u bellu biccheri di vinu", "i ciciri scallati", "l'ova duri"e infine "i guasteddri".
E ti sorprendi ad assaporare cose che conosci, ma di cui riscopri un nuovo sapore.


Ed alla fine la grotta, dove le canzoncine che ha imparato all'asilo, iniziano ad avere un senso.
E la magia infine rapisce anche me, la magia della vita che vince sempre sulle avversità e che dona un sorriso, nonostante il freddo, nonostante la povertà. 
E che non guarda nulla, nessuna differenza d'età, nessuna convenzione sociale.
E' la vita che vince.
L'amore che vince sulla morte e sul dolore.

Vi auguro un anno ricco d'amore, di gioia e di serenità.
Auguri a tutti voi.

sabato 5 gennaio 2013

W la pappa col pomodoro



Lo so, il titolo di questo post, a chi ha una certa età, come me, vi farà pensare al famoso telefilm di quando ero bambina, parlava di un bambino in un collegio e delle sue avventure.
Oggi, mi è successa una cosa un po' schifosa che mi ha fatto ricordare, i miei giorni del collegio, e le avventure, che ho vissuto, sebbene, non le ricordo con molto piacere; ma vado per ordine.
Oggi, mentre cucinavo la pasta come al solito, mi sono accorta che qualcosa non andava, in superficie infatti, affioravano delle cosicché giallognole (bleuuuu) ...
....
Avevo 14 anni quando sono stata chiusa in collegio per un anno, da interna.
Era l'anno della guerra del golfo, era l'anno della precarietà , di un futuro incerto e della paura.
Dalle finestre del collegio, con le sbarre, si vedeva una piccola oasi illuminata di quella luce giallo/arancio, che si usa per i centri storici antichi; illuminava il cimitero.
Dormivamo in una camera, grande, eravamo in dieci nella mia. Dieci letti di barre di ferro, come quelle delle finestre, vuote, verdi. Sembrava una caserma, o forse, un ospedale.
Alle 9.30 si spegnevano le luci, e regnava il più religioso silenzio. C'era chi russava, chi parlava nel sonno, chi non riusciva a dormire. Io e la mia vicina di letto, spesso al buio di quella stanza, ci davamo la mano ed avvolte ci addormentavamo così, quasi una consolazione.
Le giornate erano scandite da orari rigidi, preghiere, un bagno in tre, armadietti di alluminio, numerati, in spogliatoi immensi.
Mi ricordo che da interna, mi toccava pulire la mia classe, e che da volontaria due volte a settimana, mi andavo a fare le pulizie dell'istituto, perché davo almeno un senso a quelle ore. È poi, la signora che si occupava delle pulizie, era una giovane mamma, era dolce, amorevole, e mi piaceva stare con lei. Sognavo, fantasticavo e mi inventavo una vita piena, e lei seppur consapevole di questo, mi stava ad ascoltare, comprensiva e sempre sorridente; per niente umiliata dalla tipologia di lavoro. Lei mi ha insegnato a non vergognarmi mai.
Era dura, nella propria città essere chiusa in gabbia, mi sentivo soffocare, ero arrabbiata, anzi furiosa. Li dentro, c'era di tutto. Ignoranza, crudeltà, disagio sociale e psicologico. C'era tanta, troppa rabbia, e nonostante fossimo in tante, troppa solitudine.
Impari ad attaccare per difendersi.
Impari a difenderti, impari le alleanze, e che se un nemico non puoi combatterlo, devi fartelo amico.
Impari la crudeltà e la malignità. Impari di certo a prendere ed a darle. A farti rispettare. Io sono stata fortunata, avevo la rabbia a sostenermi, a darmi forza.
Ma se una cosa proprio non potevo sopportare, era il cibo.
La "famosa" pasta con i vermi. Servita quasi giornalmente, perché a noi arrivavano solo gli scarti. Io, mangiavo solo a colazione, per il resto del tempo, preferivo digiunare.
Ricordo ancora la prima volta che l'ho vista, e le tante volte che ho visto, prendere la carne con le mani, d terra.
Ricordo i primi giorni, duri, difficili. Ricordo che mi sentivo persa. Sola. Non mi potevo sedere, perché ero piena di lividi (le botte con la gomma, ne lasciano tanti), ma i lividi più grandi, erano nel cuore e nell'anima. Quelli non sono ancora guariti, non so se guariranno mai.
....

Mi spiace, forse vi ho intristiti, ma in questi giorni, mi sembra di aver aperto un vaso di Pandora, escono ricordi, ed avvolte fanno male.
È difficile rimetterli dentro.
Ed e' un vero peccato che le persone che dovrebbero essere educatrici, esempio, e forse un po' consolatori, siano quelle più crudeli e spietate.
Ci vorrebbe giustizia e non solo divina!


giovedì 3 gennaio 2013

Buon 2013 a tutti



Con questa frase di una canzone famosa, volevo iniziare questo 2013!
Un altro anno è andato via... non faccio bilanci, è stato duro, difficile e pieno di lacrime. Ma ha anche avuto momenti bellissimi ed irripetibili.
Ogni tanto, mi ritrovo a camminare per vie che conosco, immersa totalmente nei miei pensieri. E penso e ripenso a ciò che è stato, a ciò che non tornerà, a ciò che ho vissuto, ai ricordi belli e brutti, della mia vita, che rimangono impressi in me, come marchiati a fuoco nella mia anima.
Buoni propositi invece per questo 2013 voglio farne, perchè così forse, mi sentirò un pò meglio, avrò un obiettivo da raggiungere e la mia mente sarà occupata a sognare, progettare, e questo mi fa stare bene. Ed il mio cuore sarà occupato ad amare e sperare, e sperando ed amando ciò che si spera, forse prima o poi, i sogni possono diventare realtà.

Intanto, voglio un mucchio di soldi.
Una piscina intera, olimpionica naturalmente, di monete d'oro nella quale tuffarmi.
Non so, la morte dello zio d'America, con una grossa eredità, una vincita al Superenalotto (ammesso che io mi decida a giocarci), o un gratta e vinci milionario (...tanto è inutile, non vinco mai!).
Vabbè diciamo che potrei accontentarmi anche di un lavoro. Ma non di un lavoro qualsiasi, che ti fa tornare a casa "schifiato", ma del Lavoro per eccellenza, quello che ti piace fare, che ti gratifica, e che, ti fa sentire apprezzato per ciò che vali veramente. Così, fare soldi, diventa un piacere, nonostante la stanchezza ed i sacrifici.
Dite che l'ultimo proposito somiglia in quanto a difficoltà ed utopia, ai primi due? Poco male, altrimenti che buoni propositi sono? Ed i sogni dove li mettiamo?
Guardate che se non si sogna, si muore?
I sogni sono importanti. Sono la benzina della ns. vita. Non si può smettere di sognare e non si deve mai smettere di farlo.
Altro buon proposito del 2013.
Tante coccole.
Ma basta essere io a farle, voglio essere strapazzata come il cuscino, essere stretta forte, sentirmi al sicuro, sentirmi amata, e non per ciò che ci si aspetta da  me, ma solo per quel poco che sono.
Voglio essere voluta, voglio sentirmi importante, voglio sentirmi donna, amica, amante, compagna, mamma. E mettiamoci anche figlia và, almeno sogniamo proprio in grande.
Mi sono trovata spesso nella vita, ad inseguire i miei sogni, a vederli reali, e poi vederli svanire, come succede ad una bolla di sapone.
Forse il problema è che ho dato troppo. E quando si da troppo, chi riceva si abitua ed inizia a darlo per scontato. Quando invece le cose diventano una conquista, è più bello e paradossalmente gli si da ancora più valore.
Adesso, mi sono stancata di inseguire, di fare stolking ai miei sogni, mi aspetto da questo nuovo anno che sia il contrario.
Le persone che mi amano sono avvisate, adesso sta proprio tutto a voi!
Voglio chiudere con il passato!
Voglio che il mio ieri, rimanga solo ciò che mi ha consentito di essere oggi ciò che sono.
Voglio esorcizzare il dolore, voglio vincerlo e superarlo, voglio che rimanga soltanto ciò che fu, e non più ciò che è.
Voglio anche scrivere un libro, raccontare ciò che mi si scrive dentro, giorno per giorno, e voglio avere la costanza e la volontà di farlo, e di inseguire questo mio grande sogno che coltivo da tantissimo tempo.
Voglio che il mio presente sia pieno di emozioni, di sensazioni, di gioia, e voglio poter far pace con i miei limiti, con il mio passato e con le delusioni enormi che questo mi ha lasciato come uno strascico troppo pesante da trascinare.
Voglio smettere di sentirmi troppo poco, sempre e in tutto, e per tutti. Voglio essere importante e sentirmi importante per chi mi ama e per chi mi stima. Voglio scrollarmi finalmente di dosso, l'abbandono, il rifiuto.
Voglio trovare milioni di posti come questo.
Prendere la mia macchina fotografica ed andarmene in giro, a cercare la magia e la dolcezza dei luoghi. Voglio perdermi nei racconti che ogni posto ha da fare.
Voglio cogliere l'anima dei luoghi e nel loro silenzio trovare le risposte alle mille domande, che questo essere sempre in movimento, sempre in fermento, si pone ogni giorno.
E siccome avrò anche un sacco di soldi, allora, voglio anche acquistare una casa come questa, con un bellissimo giardino all'ombra di alberi secolari, nel quale il mio bambino si divertirà un sacco a giocare.

Gli occhi dell'amore sono verso quelle persone speciali che rendono le ns. vite ricche e degne di essere vissute in pieno.
Mi riferisco in special modo agli amici.
Quella risorsa davvero unica ed indispensabile per andare avanti nella vita.
Gli amici, sono un pò noi stessi, i ns. alter ego.
Gli amici sanno amarci, accettarci senza volerci cambiare, sanno capirci e quando non ci riescono sanno comunque continuare a starci vicino.
Gli amici ci allietano con la loro sola presenza e sanno essere i ns. sorrisi fra le lacrime.
Sanno comprenderci senza parole, sanno sentire ciò che siamo e ciò che proviamo dentro, senza neanche saperlo.
Gli amici sono risate, complicità, tacito accordo.
Gli amici sono spensieratezza e roccia quando si ha bisogno.
Un bene prezioso, concesso a molti, ma non a tutti.
Perchè i veri amici, sono un tesoro davvero molto raro. Un tesoro da conservare, un tesoro da curare, un bene prezioso.
Ringrazio i miei amici di esistere e di esserci sempre, nelle gioie (ma siamo capaci tutti) e nei dolori. Li ringrazio della loro fedeltà, della lealtà, e dei loro abbracci.
Per questo nuovo anno, il mio più grande proposito, è di non sprecare questo bene, ma di valorizzarlo, e di fare in modo che, ce ne sia sempre in abbondanza. Di esserci sempre di più per i miei amici, ma di non sprecare il bene che troppe volte ripongo nelle persone sbagliate. Gli amici della gioia appunto.

Per ultimo ma non certo ultimo, il più bel proposito del 2013. Essere una buona mamma.
Si fa presto a dirlo, ma porca miseria quant'è difficile farlo.
Dividendosi fra tutto: famiglia, lavoro, casa, marito, amici, esigenze personali, figli.
Avvolte è davvero dura.
Avvolte mi ritrovo un pò come il pugile di quel film famoso: "non fa male! non fa male!", altre invece mi sembra di fare yoga, pur non avendola mai praticata "aooommmm aooommmm" !!!!
Mio figlio è la mia ricchezza più grande, è ancora del tutto plasmabile, ed ogni giorno che passa, è sempre più grande, sempre più bello (sono la mamma) e sempre più un piccolo ometto. Fa dei progressi spaventosi nel giro di nulla, e mi sorprende ed innamora con i suoi sorrisi e con i suoi occhi enormi e scintillanti.
Ma essere una buona mamma è tutt'altra storia.
Un pò come vincere un premio milionario al gratta e vinci.
Avere pazienza e dedizione, sono fra le cose più difficili al mondo, perchè che se ne dica, siamo noi mamme, prima degli esseri umani, dotati di una propria individualità e combattiamo ogni giorno contro i ns. limiti, e contro quel bagaglio di esperienze, avvolte negativo, che ci portiamo dentro e ci fanno sentire imperfette e vulnerabili. E quegli esserini dolcissimi con il visetto d'angelo, lo sanno benissimo, perchè lo sentono e sanno benissimo come approfittarne a loro uso e consumo!

Ecco quindi, tutti i miei buoni propositi, avrei potuto continuare, ma rischiavo così di scriverlo adesso un libro, quindi vi lascio alle mie chiacchiere, senza però chiedervi una cosa.
I vostri propositi per questo 2013.
Confrontiamoci dai!
Vi abbraccio tutti e vi auguro che, questo possa essere un anno davvero eccezionale, che realizzi i vs. sogni più grandi.
Buon anno mondo!