lunedì 22 giugno 2015

Con una mano...

Sará un post piuttosto breve questo, perché fatto dal telefono,  visto che due settimane fa,  avevo deciso in uno dei miei raptus culinari di cucinare per cena,  il famoso,  almeno da noi,  pane pizza,  per evitare di buttare tutto quel pane raffermo,  che a casa nostra,  si accumula sempre molto facilmente.
Mai decisione fu più nefasta.
Purtroppo il pane si è spezzato, con il coltello dentro,  che si è conseguentemente abbattuto sulla mia povera e indifesa mano.
Ne sono seguite tre ore di attesa al pronto soccorso, 6 punti di sutura e dopo 10 giorni,  intervento,  perché finalmente,  qualcuno si è accorto del mio tendine reciso.
Insomma,  queste due settimane,  sono state cruente,  difficili e dolorose.
Rischio di uccidere qualcuno,  se ancora,  mi viene detto che,  per fortuna,  la mano è la Sinistra.  Ma qualcuno ha mai provato a legarsi la mano sinistra al collo è vedere cosa riesce a fare con la destra? Apparte impugnare una penna per scrivere?
Insomma,  sono qui,  a rendervi partecipi della mia frustrazione e delle mie disavventure. Cose che capitano,  a me però!


sabato 6 giugno 2015

Lettera a mio padre.




Ed è proprio questo silenzio che fa da padrone, fra noi, da 16 anni.
Questa lettera è per te, e non importa se la leggerai o no, non importa se capirai o meno ciò che voglio dirti o ciò che provo, credo sarebbe chiederti troppo.
Ma voglio scrivertela lo stesso, perché infondo al mio cuore sento di doverlo fare, e perché almeno per una volta, voglio preferire il rumore delle parole, anche se scomodo, al silenzio.






Ciao papà, non ti ho mai chiamato così e probabilmente non lo farò mai. Sei per me, un nome, un viso che nemmeno ricordavo se non ci fosse stato Facebook, se sognandoti una notte, non avessi deciso di cercare il tuo volto, perché nei miei sogni, non c'era affatto. Quando ci siamo conosciuti, io non sapevo minimamente chi fossi, e ingannata fino alla fine, non feci troppo caso alla tua presenza, presa com'ero ad imprimere nella mia memoria, quella stanza azzurra e gli occhi di quei bambini, con cui avevo un legame di sangue, ma che, non conoscevo affatto. 
Lo so, anche tu, sei stato ingannato, ed hai vissuto la tua vita, ignorando perfino che io esistessi, eppure, hai un'altra figlia, la maggiore, un'altra femmina. Io non ce l'ho con te, non ce l'ho mai avuta con te, a dire il vero, ma lo shock, è stato forte anche per me, soprattutto, perché l'unica figura che per me ha contato, è stata proprio quella di mio padre, e se penso ad un padre, penso a lui, il suo viso non si frappone al tuo, non può confondersi. Non sto dicendo queste parole per ferirti, per farti stare male, e sono convinta infondo, che anche tu, quando pensi alle tue figlie, pensi a quelle che hai cresciuto, e sono convinta, nel migliore dei modi.
Sedici anni fa, mi sono ritrovata a cercare di capire cosa fare, se farti entrare nella mia vita, se darti e darci, un posto. Però, più passava il tempo, più mi rendevo conto, che un posto in queste vite ormai adulte, non c'era. Tu, avevi la tua famiglia, ed io mi sono sentita in dovere di proteggerti, non come aveva fatto la donna che mi ha messo al mondo, che ha distrutto il tuo mondo, da un giorno all'altro. Mi sono sentita in dovere verso le mie sorelle, anche quelle che non riconoscono la mia presenza, di farmi da parte, anche per rispetto alla donna che hai sposato, e che avrà sofferto molto per questa situazione, vedendo minato il suo mondo, le sue certezze e quelle dei suoi figli.
Spero che oggi, sia chiaro, che io non voglio nulla, che i nostri mondi, camminano su due binari paralleli, pur non incontrandosi mai. 
Oggi che sono mamma anche io, ancora meno posso pensare e posso giustificare ciò che è successo 38 anni fa. Non giudico nessuno, ma non capisco e forse non capirò mai. Però sinceramente posso immaginare, cosa significa avere una figlia, al mondo, e non sapere nulla di lei.
Non posso immaginare nulla di te, non ti conosco. Non posso immaginare cosa provi, cosa senti, ma da ciò che mi dice mia sorella, abbiamo caratteri simili, e se è così, capisco anche perché son passati 15 anni, e non ci sono più stati contatti fra noi. Non siamo bravi a gestire le emozioni, i sentimenti profondi, i cambiamenti, ci spaventano molto.
Probabilmente io non potrò mai essere tua figlia, e tu, non sarai mai mio padre, perché forse è semplicemente troppo tardi, o forse, l'aver vissuto due vite diverse, ci ha allontanati per sempre. Faccio già fatica con le mie sorelle, non perché non voglio loro bene, ma perché non siamo cresciute insieme, perché faccio fatica a creare dei legami. Io non li ho avuti. Ho un vuoto di radici e questo vuoto, continua a pesare sulla mia vita, come un macigno, avvolte si fa troppo pesante.
Non so se ci rivedremo, forse si, ma qualsiasi cosa accada, vorrei che sapessi che non porto nessun rancore, nessuna rabbia. Il dolore quello si, è difficile superarlo, ma spero di riuscire a far pace con il mio passato, prima o poi, ed allora forse, tutto sarà più semplice.
Ciao.

Sono giorni che sento risuonarmi dentro queste parole, che ne sento la profondità, il dolore, la speranza.
Sono giorni che vorrei scrivere, ma come 15 anni fa, non mi azzardo ad entrare nella vita degli altri, se non in punta di piedi.
E di una cosa posso solo essere grata a quest'uomo dagli occhi come i miei, mi ha dato la vita. 
Cosa sia avvenuto dopo, è stato solo volere di Dio. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

mercoledì 3 giugno 2015

lacrime...

Mi ritrovo forse fin troppo spesso a chiedermi i perché. Mi chiedo come fa, una mamma a dimenticare il compleanno della propria figlia e come si fa, dopo sacrifici, pianti, dolori e giornate passate a vivere un rapporto,  a permettere alla gelosia, all'invidia, al proprio egoismo di distruggere ciò che con mille sacrifici e seppur con mille difficoltà, abbiamo costruito.
Con tanto dolore oggi, devo ammettere di sentirmi orfana, di sentire di non avere radici, di non riuscire a liberarmi dal dolore che questa situazione mi provoca e nel frattempo di essere impotente, di non riuscire a fare nulla per cambiare le cose.
Ci sono nata orfana.
 A dover ammettere per una volta, non di aver fallito, ma semplicemente di aver provato e aver sofferto così tanto, che non ho più voglia di farlo, che non ho più voglia che accada.
Non ho più voglia di stare male, per gli altri.
Non ho più voglia di stare male per chi, non ha saputo esserci, non ha dimostrato di tenerci veramente.
Perché oggi io sono mamma.
Sono genitore.
E nonostante mio figlio non è certo come io lo avevo immaginato,  nessuna gelosia potrebbe mai portarmi lontana da lui, niente potrebbe frapporsi fra me e l'amore sconfinato che provo per lui.
Nessun egoismo, nessun rancore passato.
E io devo semplicemente smetterla di soffrire per gli abbracci mancati, per i sorrisi non visti, per le parole di conforto ed incoraggiamento, delle quali sono stata privata.
Devo smetterla di soffrire e non aspettarmi più nulla, da chi nulla è in grado di dare.
Ma perché allora, queste maledette lacrime, continuano a scendere?
Se solo potessi prendere il mio cuore e buttarlo via lontano. Soffrirei meno, vivrei meglio e forse smetterei di farmi così male.