venerdì 29 gennaio 2016

Rispetto per noi italiani.


Io non ne posso più!
Ora ciò che sto dicendo sicuramente infurierà moltissima gente, e premetto che il razzismo proprio non mi appartiene, ma ci sono due cose di questo periodo qui in Italia che davvero mi mandano in bestia e mi fanno stare male. 
Tutta questa gente che scappa dal proprio paese perché vive una vita che non è possibile definire tale, mi fa molta pena. Molti di loro, hanno il viso segnato dal vuoto di chi ha visto troppo, di chi la morte la conosce bene e ci va a braccetto ogni giorno. 
Mi dispiace per tutta questa gente, e credo che si dovrebbe fare per loro qualcosa di concreto ed umano. Qualcosa che abbia senso e che sia anche coerente e rispettoso del paese che li accoglie e della sua economia. 
Non credo quindi, che ospitarli in alberghi di lusso, pagare loro ricariche, telefono e quant'altro, sia in linea con ciò che chiamiamo aiuto umanitario. 
Non credo che lo sia, buttare il cibo nella spazzatura, perché non è di loro gradimento, non è, non fare il presepe, togliere i crocifissi e non fare i canti di Natale. 
Se io ospito qualcuno a casa mia, non gli permetto certo di mettere regole nuove o di dettarle, nè penso che si offenda se sul mio letto trova un capezzale raffigurante la madonna con il bambino, anche se so che è di un'altra religione. E mi guarderei bene dal coprirlo o peggio, dal toglierlo. 
Sei mio ospite, io ti offro tutto ciò che posso, tu, attieniti alle regole. 
Non scendo ulteriormente in dettagli,perché finirei per fare solo retorica e non voglio nemmeno parlare dei comportamenti davvero poco rispettosi e volgari, che alcuni di loro tengono. Non voglio generalizzare, ma purtroppo per colpa di qualcuno, il mondo in cui vivo, si sta incamminando verso un'intolleranza, che il nostro passato conosce bene e che avrebbe dovuto insegnarci qualcosa, ma evidentemente gli errori si ripetono. 
Corsi e ricorsi storici, avrebbe affermato il mio professore delle superiori. 
Un'altra cosa che mi provoca sofferenza, sono i servizi di alcuni giornalisti, bravi con le parole, che parlano delle numerose stragi che purtroppo avvengono giornalmente nei nostri mari. 
Ieri sera, guardavo rai1 ed è iniziato porta a porta. Già dalla copertina di apertura, una foto, del bimbo siriano ormai noto al grande pubblico, riverso sulla spiaggia. Un corpo cono inerme. Di sottofondo la giornalista assai brava nel racconto, parlava del dolore, della disperazione, della paura di quei bimbi inghiottiti dal mare, strappati alle braccia della mamma. 
Adesso, io sono mamma, e solo a sentire certe cose, sto male. 
Ora io non parlo di un normale malessere di chi, ha un risveglio di coscienza, io parlo di dolore, di chi rimane impotente a guardare e non può salvare degli innocenti che non hanno colpa è forse nemmeno capiscono, perché. 
Quindi, vorrei dire, ai nostri giornalisti, agli uomini di spettacolo che non bisogna essere sciacalli, che non bisogna giocare con la morte di ogni singola anima, per fare ascolti. Questo non è sensibilizzare le coscienze, è creare spettacolo sulla morte. 
La morte ha bisogno di rispetto, di silenzio, di sobrietà. 
Non raccontatemi la favola dell'informazione, ormai non ci credo più. 
Rispetto per chi perde la vita e per chi, nonostante abbia perso tutto, rimane. 
Rispetto per chi soffre a guardare tutto questo, per i tanti che si sbracciano ed aiutano, per tutti gli italiani che hanno già i loro dolori e affrontano la vita con coraggio. 
Per gli italiani che sarebbero felici di essere trattati alla pari dei migranti ed invece dormono in macchina, magari con un crocifisso che pende dallo specchietto. 
Silenzio per tutti quelli che non si sono buttati in mare per salvare anche solo uno di quei bambini. 
Silenzio per chi pensa che qui, può fare quello che vuole, che non ha rispetto della vita umana. 

Nessun commento:

Posta un commento

Le vostre opinioni sono linfa vitale...